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Attacchi di panico e nuove forme della sofferenza psichica: Dall isteria del secolo scorso agli attacchi di panico dei giorni nostri

by Giuseppe Amitrano
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Book cover type: Paperback
  • ISBN13: 9798195821418
  • Binding: Paperback
  • Subject: N/A
  • Publisher: Independently Published
  • Publisher Imprint: Independently Published
  • Publication Date:
  • Pages: 278
  • Original Price: GBP 10.37
  • Language: Italian
  • Edition: N/A
  • Item Weight: 377 grams
  • BISAC Subject(s): Clinical Psychology

Questo libro nasce da una constatazione clinica semplice, ma sempre pi� evidente: il modo in cui la sofferenza psichica si manifesta sta cambiando. Sempre pi� spesso, ci� che incontriamo non � un sintomo che racconta, ma un'esperienza che si impone. Il corpo non sembra pi� parlare nello stesso modo. Interviene. Reagisce. A volte esplode.
In questi anni di lavoro clinico, ho incontrato pazienti che non portavano storie da interpretare, ma stati da contenere. Non portavano racconti, ma urgenze. Non portavano parole, ma esperienze difficili da nominare. Da qui nasce la domanda che attraversa questo libro: che cosa sta cambiando nel modo di soffrire? E, di conseguenza: che cosa deve cambiare nel modo di curare ? Le pagine che seguono non offrono risposte definitive. Non propongono un modello chiuso. Propongono un percorso. Un tentativo di comprendere il passaggio da una sofferenza che si organizzava nel simbolo a una sofferenza che sempre pi� spesso fatica a simbolizzare. Un tentativo, soprattutto, di individuare una direzione clinica possibile: non soltanto interpretare ci� che accade, ma costruire le condizioni perch� ci� che accade possa essere pensato.
Se questo libro riuscir� ad aprire anche solo uno spazio, uno spazio di riflessione, di riconoscimento, di possibilit�, allora avr� raggiunto il suo scopo. C'� stato un tempo in cui il corpo parlava. Parlava attraverso sintomi che apparivano misteriosi, talvolta spettacolari, spesso incomprensibili alla medicina dell'epoca. Paralisi senza lesione, cecit� senza causa organica, svenimenti, convulsioni, dolori senza riscontro clinico. Il corpo diventava scena, teatro visibile di un dramma invisibile. Non si trattava semplicemente di malattia, ma di un linguaggio. Quel tempo � stato il tempo dell'isteria. Nella Vienna di fine Ottocento, il sintomo isterico si configurava come una forma di espressione. Qualcosa che non poteva essere detto trovava una via indiretta per manifestarsi. Il conflitto psichico, rimosso, si inscriveva nel corpo, assumendo una forma simbolica. Il corpo, in questo senso, non era soltanto sede del sintomo: era il mezzo attraverso cui il soggetto parlava. Che cosa significa non riuscire a pensare ci� che si vive? Che cosa significa, oggi, curare? Nel panico, il corpo non svolge pi� la funzione di supporto dell'esperienza psichica, n� quella di tramite attraverso cui ci� che � interno pu� essere rappresentato. Diventa, piuttosto, il luogo primario in cui l'esperienza si produce e si impone. Se il sintomo non si presenta pi� soltanto come un messaggio da interpretare, ma sempre pi� spesso come un evento da contenere, allora anche il lavoro terapeutico deve necessariamente trasformarsi. Non pu� limitarsi alla comprensione del significato, non pu� fermarsi all'interpretazione. Deve assumere una funzione ulteriore. Non soltanto comprendere, ma costruire. Costruire uno spazio in cui l'esperienza possa essere trattenuta, riconosciuta, trasformata. Costruire le condizioni perch� ci� che oggi si impone in forma immediata possa, nel tempo, diventare pensabile.
Comprendere il passaggio dall'isteria al panico significa, allora, interrogarsi sul presente. E, inevitabilmente, sul futuro. Non solo della psicopatologia, ma del modo in cui il soggetto potr�, o meno, fare esperienza di s�.
Questo libro non offre risposte definitive. Propone un percorso. Un percorso che parte da un tempo in cui il corpo parlava e arriva a un tempo in cui il corpo, sempre pi� spesso, interviene. Nel mezzo, non vi � soltanto una trasformazione del sintomo. Vi � una trasformazione del soggetto. . E forse � proprio qui che si colloca la domanda pi� importante, quella che attraversa l'intero lavoro e ne rappresenta il punto di apertura: se il sintomo oggi non racconta pi�, � ancora possibile costruire uno spazio in cui possa tornare a essere pensato?

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